Omicidio Diene – Intervento del Direttore

Un fatto così grave e terribile come la folle uccisione a sangue freddo di un tranquillo e ignaro passante di origine senegalese, Idy Diene, fiorentino di adozione, non appartiene a Firenze, indicata da Léopold Senghor come la “luminosa regina delle città pacifiche”.

Con quel gesto tutta la città è ferita, violentemente privata di un suo membro.

Il rapporto di Firenze con il Senegal ha un punto luminoso nel 1962, con l’iniziativa del sindaco La Pira, il quale vedeva nell’indipendenza dei Paesi africani, possibilità nuove di relazione con l’Europa, di sviluppo e di pace per il mondo intero.

Era l’anno dell’apertura del Concilio Vaticano Secondo, che rappresentava una vera e propria rivoluzione, tanto attesa nella Chiesa cattolica; non solo per la necessaria riforma interna, ma perché si apriva formalmente al dialogo con le altre religioni e con tutti (Nostra Aetate) e coglieva nel grido dei poveri, le istanze di giustizia e di pace dell’umanità intera (Populorum Progressio).

La Pira, in quegli anni, dal 1951 al 1965, era sindaco. Si occupava con grande attenzione della dimensione locale della città di Firenze che aveva, allora, tanti problemi: la ricostruzione dopo la guerra, la diffusa povertà, la disoccupazione. Ma inseriva la sua azione in un contesto più ampio, nazionale e internazionale; perché aveva capito l’interdipendenza del pianeta, come unica “casa” di tutti.

Si era in epoca di Guerra Fredda e il pericolo della distruzione atomica era molto presente.

L’attenzione di La Pira alla dimensione internazionale della politica, rivolta alla costruzione della pace presupponeva secondo il Sindaco, l’impegno dell’intera “famiglia” umana, con una strategia che chiedesse la partecipazione attiva di tutti i popoli, e in particolare delle nazioni nuove, per entrare nella storia del mondo come protagonisti.

In tale contesto di riflessione e di azione, La Pira invitò a Firenze Léopold Sédar Senghor, presidente del Senegal e poeta, a offrire il saluto dell’Africa ai convegnisti arrivati da tutto il mondo, riuniti in Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento e agli stessi Padri, giunti a Roma per dar vita al Concilio.

Il discorso di Senghor è un testo sempre attuale. È “il messaggio dell’Africa, madre dei continenti, con i suoi limiti, con le sue virtù, ma anche con la sua volontà implacabile di respingere la barriera dell’assurdo, per proclamare la sua fede nell’avvenire di un mondo riconciliato’’.

Riguardo a ciò, La Pira dirà: ‘’La civiltà dell’universale: ecco ciò che Senghor ha visto, specchio fedele di quell’unità del mondo che è il sogno biblico, il sogno coranico e il messaggio supremo dell’Evangelo: ut unum sint! “. L’unità del genere umano.

Senghor indica il Modello Firenze come ‘’emulazione per ciò che è bene, per ciò che è bello, per la fraternità umana, per la pace’’. E dice che la vocazione del continente africano è proprio quella di dimostrare la centralità di quei valori per “dare all’uomo una maggiore umanità, e preservarlo dai tentativi di disumanizzazione”.

La bellezza di Firenze da emulare, a cui Senghor si riferisce, non è solo nei suoi aspetti esteriori, nei monumenti. A Firenze, nonostante le lotte interne molto aspre della sua storia, si dipana un filo d’oro spirituale e culturale, che va sempre recuperato e ha uno dei suoi apici nel Rinascimento, quando Pico, riflettendo su fonti bibliche, cristiane e arabe, approfondisce un concetto nuovo per l’umanità; la dignità dell’uomo, come fondamento della convivenza e della pace. Ogni essere umano, diverso per storia, cultura, censo e provenienza geografica, ha lo stesso valore, la medesima dignità e può donare agli altri i suoi tesori.

Qui è stata tracciata una linea di svolta storica, la pace passa da questa linea di convivenza, dal rispetto e dall’attenzione per ciascun altro.

E’ questo il Modello Firenze indicato da Senghor, diffusamente vivo nell’esperienza quotidiana dei fiorentini.

Ma come in ogni città, c’è anche in Firenze un’area grigia, in bilico tra coscienza multietnica e atteggiamenti intolleranti.

È una piccola fascia a rischio, ma è anche una realtà che si cela come una tossina nel cuore di ciascuno e obbliga a un maggior impegno educativo, teso a impiantare senza sosta nelle coscienze i valori espressi dalla nostra Costituzione repubblicana, fondata sul rispetto di ogni persona e ispirata ai principi di libertà, di uguaglianza, di giustizia validi per chiunque viva sul territorio italiano, come portatore di novità, di bellezza e di sviluppo comune.

 

Maurizio Certini, Direttore Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira – 20 Marzo 2018